Quasi tutte le persone hanno già tagliato il traguardo. Ecco che in lontananza si riconosce uno dei detenuti avvicinarsi all’ultima curva del percorso. Poco prima di svoltare, però, decide di fermarsi e tornare indietro. Nonostante i 5 km già percorsi, raggiunge una ragazza che si è appena fermata poco dietro di lui; dopo essersi sincerato delle sue condizioni, corrono insieme verso il traguardo, si spronano a vicenda per cercare le ultime energie nascoste così da poter fare un ultimo scatto, tra gli applausi delle guardie carcerarie e il tifo dei/delle partecipanti.
Facciamo un passo indietro: Vivicittà-Porte aperte, manifestazione sportiva promossa dall'Uisp che porta lo sport all'interno degli istituti penitenziari italiani, arriva nel cortile della casa circondariale “Giuseppe Pagliei”, di Frosinone. L’aria è carica di un’attesa tangibile. Sabato 10 ottobre un cielo minaccioso preme sopra le alte mura che delimitano il carcere, mentre si animano i preparativi della corsa programmata per quella mattinata. Il percorso circolare, pianificato dal comitato Uisp Lazio sud-est, costeggia una parte della cinta muraria per poi passare vicino al campo da calcio sterrato.
Sulla linea di partenza si ritrovano 20 persone detenute fianco a fianco con podiste e podisti giunti dall’esterno. “Ispettore, chi arriva primo oggi vince la libertà?”, chiede ironicamente uno dei detenuti prima dello start; poi cala il silenzio, rotto soltanto dalle grida provenienti dalle finestre delle celle, avvolte in scacchiere di metallo, che si affacciano sul via.
Al segnale di partenza la tensione accumulata si scioglie in un fulmineo e simbolico scatto in avanti. Sono proprio i detenuti che, noncuranti della distanza da percorrere, sembrano voler divorare subito tutto l’asfalto, trasformando ogni falcata in un gesto liberatorio. In quel primo scatto, così istintivo, si legge la frattura che la pratica sportiva è riuscita a creare nella routine interna a quelle mura. Per qualche minuto le passioni di atleti/e e detenuti si mescolano mentre l’obiettivo di tutti e tutte confluisce nel voler tagliare il traguardo nel minor tempo possibile. Col trascorrere dei minuti la freddezza iniziale scompare, anche grazie agli incoraggiamenti e l’incitamento sia dei dirigenti e volontari del Comitato Uisp, sia delle guardie carcerarie. Le grida indistinte provenienti dalle celle si trasformano man mano in cori di sostegno: tutte le 674 persone detenute, anche chi è stato escluso dalla partecipazione diretta, si sentono coinvolte.
Al termine della corsa i detenuti si sono guadagnati le prime tre posizioni, aggiudicandosi le coppe targate Vivicittà-Porte aperte e, assieme a tutte le altre persone che hanno partecipato, sono stati premiati con medaglie messe a disposizione da Uisp.
“Ci vorrebbero più giornate così”, ha esultato un detenuto al termine della premiazione, esprimendo ad alta voce un sentimento diffuso nell’aria. L’Uisp, con questa iniziativa, riesce ancora una volta a dimostrare le potenzialità dello sport sociale come strumento di integrazione, solidarietà e riscatto personale.
La fine dell’evento sportivo ha il sapore di un ritorno alla realtà quotidiana: quelle coppe tenute strette dai vincitori fino all’ultimo secondo vengono riconsegnate alle guardie per essere conservate in bacheca.
A seguito della gara, la mattinata si è conclusa con un momento di condivisione attorno al buffet preparato dagli studenti dell'IPSSEOA-Istituto Professionale di Stato per i Servizi per l'Enogastronomia e l'ospitalità alberghira, attivo all’interno dell’istituto attraverso vari progetti. Diverse persone detenute hanno preferito attendere prima di servirsi, lasciando la precedenza agli ospiti esterni con la cura tipica di chi fa gli onori di casa. Quando ritengono sia arrivato il loro turno, si avvicinano al tavolo del buffet, prendono la loro porzione, la mettono nel piatto che poi conservano in un angolo della sala. In pochi minuti i piatti diventano una pila collettiva. Mi viene spontaneo chiedere il perchè. Mi spiegano che poi rimetteranno in comune questo cibo per poi consumarlo insieme ai loro compagni rimasti in cella. Un gesto spontaneo che racconta un bel pò.
Anche questi dettagli fanno parte di questa giornata particolare, lo sport sociale lascia qualcosa di concreto: fatica condivisa, rispetto reciproco e una naturalezza straordinaria nell’abbattere ogni distanziamento sociale.
Quando i cancelli si richiudono alle nostre spalle, sembra di separare di nuovo due mondi, ma il rispetto e la solidarietà sono un legante che rimane. Il senso di Vivicittà Porte aperte è un pò questo. (di Emanuele Romano, ha collaborato Flavia Todisco, ragazzi in servizio civile presso Uisp nazionale )